«Ecclesia Sancti Michaelis maioris, quae incredibili et admirabili pulchritudine decoratur» così dal suo soggiorno avignonese, verso l’anno 1330, Opicino de Canistris ricorda con nostalgia questa Basilica della sua città, di cui ha
subito il fascino; e ben a ragione perché il San Michele era ed è sempre stato un punto di riferimento per la vita di Pavia. Un fascino che non cessa di emergere anche ai nostri giorni e che viene spesso rimarcato dai numerosi visitatori che si soffermano a contemplare la facciata, o che percorrono silenziosi le navate, o che salgono con una certa circospezione i gradini del presbiterio.
La storia
Secondo una leggenda, riferita da diversi autori, la fondazione della chiesa sarebbe da attribuirsi all’imperatore Costantino (IV sec).
Paolo Diacono testimonia l’esistenza di una chiesa di San Michele già ai tempi del re longobardo Grimoaldo nel VII secolo. 
Collocata nel quadrante sud-orientale della città, si trovava vicino al palazzo regio e svolgeva le funzioni di chiesa palatina.
All’inizio del XII secolo subiva una radicale ricostruzione in forme romaniche. Il ruolo di prestigio comportava la scelta di un rivestimento lapideo che la avvicinasse simbolicamente alle cattedrali imperiali d’Oltralpe. Il materiale, un’arenaria tenera dai riflessi dorati, veniva reperito nelle colline dell’Oltrepò, a Santa Giuletta.
Quando Pavia era capitale, la chiesa di San Michele era il luogo delle incoronazioni: si citano quelle di Berengario I, Berengario II, Adalberto, Arduino d’Ivrea, Enrico II e, infine, nella chiesa ricostruita, Federico Barbarossa (1155). Un filone iconografico si riferisce a
questo tema.
Nel pavimento della navata centrale, l’iscrizione circondata da quattro tondi di marmo nero indica il punto in cui, secondo la tradizione («vetus opinio»), venivano incoronati i sovrani.
Il culto per San Michele si diffonde presso i Longobardi soprattutto in seguito a una vittoria
contro i Bizantini (presso Siponto, nel Gargano), che viene attribuita alla sua intercessione. Nell’Apocalisse l’arcangelo combatte a capo delle schiere angeliche, pertanto è spesso rappresentato con corazza e spada o lancia. A volte, ai suoi piedi, il demonio sconfitto è raffigurato in forma di drago.
La facciata a capanna è inquadrata da massicci contrafforti e tripartita da eleganti lesene polistili. I portali sono pro-filati da ghiere scolpite; il sistema di finestre si conclude con la loggetta cieca. Rivestita in arenaria, è decorata con sculture disposte su fasce parallele ed era in origine completata da bacini ceramici policromi.
Il transetto sporgente è voltato a botte e, sull’incrocio, si innesta la cupola, montata su trombe, mascherata esternamente dal tiburio ottagono decorato da una loggetta analoga a quella di coronamento della facciata e dell’abside.
La parte inferiore del campanile è precedente alla ricostruzione della chiesa (XII secolo), quindi riferibile alla prima metà dell’XI secolo.
Alla fine del Quattrocento, a seguito di gravi lesioni, si rendono necessari il rinnovamento delle volte della navata maggiore, che passano da due a quattro, e il rifacimento dell’intonaco sia nelle coperture di transetto e cupola sia nella volta e nei muri del presbiterio a cui segue l’esecuzione di alcuni affreschi. 
Questa operazione ha comportato un probabile lieve innalzamento delle murature, che sono state completate in cotto anziché in arenaria, come risulta visibile dall’esterno della chiesa
Il restauro del 1863 ha rimesso in luce, nel presbiterio, un’ampia porzione del mosaico pavimentale romanico della prima metà del XII secolo. 
Più ricca e meglio conservata si rivela la decorazione scolpita, ampiamente presente sia all’esterno (modanature dei portali e fasce distribuite sui prospetti), sia all’interno (cornici marcapiano e capitelli). Cancellata quasi totalmente l’originaria policromia, sopravvive però una straordinaria varietà di figurazioni: vegetali (foglie, palmette, girali) animali (aquile, cavalli, leoni, pesci ecc.) mostri (draghi, sfingi, sirene, cavalli alati) e figure umane, ma anche scene di contenuto narrativo.
Questo testo è tratto dall'opuscolo "Le chiese di Pavia - San Michele Maggiore" (a cura di Luisa Erba), ove sono contenute maggiori e più dettagliate informazioni.
Il libretto si può acquistare presso la chiesa di San Michele e presso l'Ufficio Pastorale della Curia (Pavia - p.zza Duomo, 11).
San Michele Maggiore
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