Le chiese di Pavia


San Luca

  L’Anno Santo 2000 ha offerto l’occasione per provvedere ai restauri dell’oratorio di San Luca, la cui storia si intreccia con quella secolare di una Confraternita di pellegrini. All’iniziale impegno economico della parrocchia di San Primo, si sono aggiunti i finanziamenti stanziati per il Giubileo dall’Ufficio per Roma capitale e grandi eventi (Presidenza del Consiglio dei Ministri), dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) e dalla Diocesi di Pavia, e poi anche i contributi offerti da privati cittadini e da Enti o Associazioni locali (Fondazione Cariplo, Inner Wheel, Club di zona di Pavia del Lions International, Società per la Conservazione dei Monumenti dell’Arte Cristiana in Pavia, Impresa Costruzioni Mottino, Renzi Ceramiche).
Il felice esito del restauro che riapre al culto uno spazio sacro di grande qualità formale e insieme lo rende disponibile per manifestazioni culturali (concerti, conferenze, mostre), coordinate dal Comitato per San Luca, preposto alla valorizzazione del monumento.

La storia

Una chiesa di San Luca è già citata nel 1330 da Opicino de Canistris tra le chiese pavesi “distrutte o trasferite”.
Ai tempi della costruzione di quella attuale, ne esisteva un’altra intitolata allo stesso Santo nella quale aveva sede, dall’inizio del Cinquecento, la Confraternita dei Disciplini. La struttura doveva però essere insufficiente e forse in cattivo stato, pertanto i fratelli Ercole e Cristoforo Cristona acquistarono, accanto alla prima chiesa, un vasto sedime dove, il 13 giugno 1586, il vescovo Ippolito de Rossi pose la prima pietra del nuovo oratorio (è questa la corretta denominazione, trattandosi di un edificio di culto collegato a una confraternita).
Completato in poco più di una ventina d’anni, venne consacrato il 21 dicembre 1609 dal vescovo Giovan Battista Biglia.
Nello stesso 1609 Ottavio Mezzabarba si impegnava a pagare ogni anno alla Confraternita la somma di 490 lire imperiali «per la fabbrica e costruzione del campanile», che si compirà nel giro di dieci anni (1619). In funzione della costruzione del campanile e della sacrestia nel 1611 si chiedeva, e nel 1612 si otteneva, di poter «otturare certa stradicuola esistente tra la chiesa vecchia e la nuova».
Il corpo di fabbrica che, sulla destra, si addossa all’abside, ospita al piano terreno la sacrestia, con le belle armadiature barocche, mentre la Confraternita aveva la propria sede nella sala del piano superiore, opportunamente attrezzata e decorata.
L’oratorio si colloca nella parte orientale della città, non lontano dalla Porta di Santa Giustina (che corrispondeva alla direttrice viaria per Piacenza e Cremona). L’inconsueto orientamento della facciata, rivolta verso nord, sembra da collegarsi proprio con l’importanza della strada (attuale Corso Garibaldi) su cui il nuovo edificio di culto veniva ad affacciarsi. La deroga nei confronti della tradizione di orientare le chiese sull’asse est-ovest può infatti essersi resa necessaria al fine di rendere facilmente individuabile per i pellegrini quell’oratorio presso il quale funzionava una casa destinata al loro alloggio e alla loro assistenza.
Come risulta dalla pianta di Pavia di Ottavio Ballada disegnata da Ludovico Corte, già all’inizio Seicento l’oratorio occupava, nel senso della lunghezza, la profondità dell’intero isolato. 
Arretrata dal filo della strada a costituire un piccolo sagrato, separata dagli edifici adiacenti per mezzo di due vicoli che la inquadrano in modo simmetrico, la facciata, intonacata, presenta due ordini di paraste e un poderoso timpano.
Il bel portale con relativo timpano rivela una rigorosa matrice classica; sono di gusto tardo cinquecentesco le coppie di paraste scanalate e rudentate, la finestra a lunetta, e il grande frontone.Di qualità più modesta appaiono alcuni elementi decorativi come i capitelli con il motivo della croce, simbolo da connettersi con i pellegrinaggi, come anche le croci da cui si diparte la ghiera scanalata della lunetta.Il bue simbolo di San Luca, inserito là dove si interrompe il timpano, è adagiato su un alto sostegno (di proporzione eccessiva rispetto alla figura che sostiene), che si innesta in chiave di volta della lunetta.
La planimetria dell’oratorio (pianta rettangolare con ampia abside) è coerente con i dettami della controriforma che individuano nell’ambiente a sala, quello che permette di eliminare ogni pilastro e colonna al fine di consentire la massima visibilità e favorire il senso di unità tra i fedeli durante il culto.
L’interno, ampio e luminoso, è coperto da una volta a botte con unghiature in corrispondenza delle finestre.

L'altare già di San Luca ora di San Raffaele

 Dalla documentazione settecentesca sembra che il terzo altare a destra fosse dedicato a San Filippo Neri mentre sarebbe stato il primo quello intitolato allora a San Luca, il santo titolare della chiesa, delle cui ossa si conservava una reliquia donata da un certo Giuseppe Candiano. I documenti non spiegano come e perché sia avvenuto lo scambio.
Sta di fatto che però l’incorniciatura attuale dell’altare, a stucco con colonne tortili decorate con tralci a rilievo, porta a coronamento la statua in stucco raffigurante Luca Evangelista con il calamo nella mano destra, il libro del Vangelo nella sinistra, e il vitello ai piedi. Nella seconda metà del Settecento, Francesco Bartoli documenta l’esistenza di una «Tavola con S. Luca in atto di dipingere M.V. col Bambino, che vedesi in aria», opera di Carlo Sacchi, oggi perduta. San Luca è infatti considerato il pittore che avrebbe eseguito il più antico ritratto della Vergine; per questo è venerato come patrono della pittura e delle arti.
In ogni caso a rendere più complessa la lettura dell’altare interviene una successiva diversa dedicazione, come è testimoniato dalla pala attuale con San Raffaele e Santa Felicita, proveniente dalla vicina parrocchia di San Giovanni in Borgo, soppressa e poi demolita.
Al di sotto della pala, la predella con la Sepoltura di San Luca, è stata rimossa per il restauro (1999) e per il momento non è ancora stata ricollocata.

La Confraternita della Trinità

 Quattrocento è documentata a Pavia la Confraternita dei Disciplini (o Flagellanti) di Santa Maria della Pietà che aveva sede presso la chiesa di Santa Maria in Porta Aurea, alla quale era annesso un «ospitale» che accoglieva e allevava gli orfani. Nel 1506 i confratelli si trasferirono nella vicina chiesa di San Luca ormai fatiscente, e pochi anni dopo affidarono alla città la cura degli orfani.
Gradualmente la configurazione del sodalizio passò da una spiritualità soprattutto penitenziale a una attività caritativa e liturgica. Tale trasformazione venne sancita nel 1579 con l’aggregazione all’ Arciconfraternita della Santissima Trinità dei Pellegrini e Convalescenti, fondata a Roma trent’anni prima da San Filippo Neri, con la conseguente assunzione del nome e della regola. Così trasformata, la Confraternita si sviluppò notevolmente. Lo scopo assistenziale divenne quello di alloggiare i pellegrini, l’abito fu un solenne saio rosso, e soprattutto venne deciso di erigere una nuova chiesa su un terreno contiguo a quella antica.
La Confraternita e la chiesa sono un segno importante nella storia religiosa di Pavia perché furono espressione della spinta riformatrice impressa, anche per i laici, dal Concilio di Trento.

Scopi religiosi

Il fine primario per i confratelli era di ottenere benefici spirituali per mezzo della preghiera, personale e comunitaria, in vita e soprattutto in morte. I giorni, i mesi, gli anni erano scanditi da un susseguirsi di ricorrenze nelle quali si celebravano messe e uffici di suffragio, regolati da legati testamentari o da donazioni, e celebrati dal cappellano titolare e, all’ occorrenza, da altri preti.
Molto importanti erano le devozioni proprie della Confraternita, che possiamo conoscere attraverso le carte d’archivio e le immagini che ornano la chiesa. 
La Confraternita, che con le autorità ecclesiastiche aveva rapporti buoni ma soltanto ufficiali, spiccava nella vita cittadina: alle funzioni principali partecipavano molti fedeli attirati dal fasto delle liturgie e dall’accuratezza delle esecuzioni musicali.

Scopi caritativi

Pavia era luogo di sosta per i pellegrini che provenivano dal nord e, nel loro lungo viaggio verso Roma o la Terrasanta, erano accolti negli «ospitali», legati tra loro da una tacita organizzazione. 
I pellegrini, in grande maggioranza italiani, giungevano a piccoli gruppi, costantemente ma soprattutto nella buona stagione, ed erano assistiti dai confratelli.

I confratelli

Alla Confraternita potevano iscriversi sia uomini che donne, e anche sacerdoti e monache. Erano numerosi: lungo il Settecento, periodo di massimo splendore, furono circa novemila, mentre i nuovi iscritti, molti giovanissimi, variavano annualmente da settanta a ottanta (un buon numero se si considera che Pavia aveva allora tra i venti e i trentamila abitanti). Accanto ad artigiani e commercianti si notano, negli elenchi, i nomi delle più importanti famiglie pavesi (Beccaria, Mezzabarba, Botta Adorno, Giorgi di Vistarino, ecc.) oltre a quelli di numerosi professori dell’Università. Da questi soci altolocati derivavano in parte le notevoli possibilità economiche della Confraternita, basate soprattutto sulle proprietà fondiarie ben amministrate.
I confratelli erano organizzati in una rigorosa gerarchia, rinnovata annualmente con elezioni, ed erano adibiti a mansioni religiose o caritative.
La Confraternita sopravvisse, se pure in tono minore, alle riforme di Giuseppe II e di Napoleone. Dopo la Restaurazione la decadenza fu lenta ma inarrestabile, a causa del mutamento della sensibilità religiosa (le parrocchie controllavano ormai la formazione religiosa e la liturgia) e del venir meno del principale scopo caritativo (i pellegrini diminuivano e l’ospizio era stato chiuso alla fine del Settecento).

Le altre devozioni

Dalla metà dell’Ottocento la chiesa svolge funzioni pastorali rivolte al quartiere che la circonda, prima come sussidiaria della parrocchia di San Michele e, attualmente, di quella dei Santi Primo e Feliciano. Grazie al suo storico legame con i pellegrinaggi, San Luca è stata dichiarata chiesa giubilare nella Diocesi di Pavia per il Grande Giubileo del 2000.

Che cos’è un oratorio

La distinzione tra chiesa, basilica e oratorio ha origine nell’epoca in cui il cristianesimo comincia a uscire dalla clandestinità. In un primo tempo i termini si equivalgono, anche se la parola oratorium ha maggiore fortuna in quanto si avvicina alla definizione che Cristo aveva dato del luogo di culto, cioè domum orationis. In seguito la distinzione acquista rilievo, basandosi soprattutto sulla diversità di dimensioni (oratori i piccoli edifici con pianta ad aula e spesso un solo altare; chiese o basiliche le grandi costruzioni).
Poi le differenze si precisano in base alla legislazione canonica che classifica gli oratori in pubblici e privati. Essi possono essere consacrati o benedetti solennemente come le chiese, in tal caso vi si possono svolgere tutte le funzioni della liturgia, tranne quelle parrocchiali.
Dal punto di vista architettonico la tipologia non subisce sostanziali mutamenti, pur variando dal punto di vista formale a seconda delle epoche e delle diverse aree geografiche.
Negli oratori, e in particolare in quello di Santa Maria in Vallicella a Roma, fondato da San Filippo Neri nel 1548, venivano intonate le laudi. In origine si trattava di una lauda drammatica che verso la fine del Cinquecento, accentuandosi gli elementi dialogico-musicali, si fuse con il madrigale spirituale dando luogo a un nuovo genere che inizialmente era una semplice declamazione di testi sacri articolati in dialoghi e musiche. Di conseguenza prende il nome di oratorio anche la composizione musicale o poetica di argomento religioso, per solisti, coro o orchestra che, attorno alla metà del XVII secolo, viene spesso utilizzata come espressione alternativa al melodramma, soprattutto nei periodi (es. la Quaresima) in cui non era consentito allestire impianti scenografici.


Questo testo è tratto dall'opuscolo "Le chiese di Pavia - San Luca" (a cura di Luisa Erba), ove sono contenute maggiori e più dettagliate informazioni.
Il libretto si può acquistare presso la chiesa di San Luca e presso l'Ufficio Pastorale della Curia (Pavia - p.zza Duomo, 11).
San Luca, sussidiaria della parrocchia dei Santi Primo e Feliciano 
Corso Garibaldi - Pavia 
tel. 0382.26677
http://www.sanlucapavia.it/
e-mail: comitatosanluca@libero.it